GERUSALEMME (CNN) -- Segnali da una parte incoraggianti e dall’altra di irrigidimento da parte del governo israeliano alla vigilia dell’arrivo del segretario di Stato Usa Colin Powell. l’esecutivo dello Stato ebraico ha dato il via libera all’incontro tra il capo della diplomazia americana e il leader palestinese Yasser Arafat e ha ordinato il ritiro delle proprie truppe dai villaggi di Yatta, Qabatya e Samua. Tutto questo poche ore dopo una nuova dura presa di posizione del premier israeliano Ariel Sharon sulla necessità di proseguire la campagna militare nei Territori.
Del sì all’incontro tra Powell e Arafat ha dato notizia una fonte del governo precisando che il colloquio avrà luogo sabato a Ramallah, nell’edificio in cui Arafat è trincerato da quasi due settimane. Prima dell’arrivo di Powell, che incontrerà Sharon venerdì, le truppe israeliane allenteranno all’assedio al complesso.
La stessa fonte ha comunque ripetuto quanto il premier israeliano aveva già affermato e cioè che l’incontro tra Powell e Arafat è un "tragico errore".
Il capo della diplomazia Usa la pensa in modo diverso: "Ritengo che sia importante per me incontrare il presidente Arafat. È il leader del popolo palestinese e penso che il popolo palestinese e i leader arabi che ho visto negli ultimi giorni lo considerino un interlocutore con il quale Israele a un certo punto dovrà confrontarsi", ha dichiarato a Madrid, dove ha avuto una riunione con esponenti di spicco di Unione europea, Onu e Russia.
Durante una visita alle truppe impegnate a Jenin, Sharon ha tuttavia affermato che l’amministrazione americana non dovrebbe premere su Israele affinchè ponga fine alla campagna militare nei Territori palestinesi.
"Si può parlare di pace, ma non si può arrivare alla pace fino a quando esiste il terrore. Spero che i nostri grandi amici Stati Uniti comprendano che questa è una guerra per la nostra sopravvivenza”¦ - ha affermato il capo del governo israeliano - è nostro diritto difendere i nostri cittadini e non dovrebbero esserci pressioni su di noi affinchè non lo facciamo”¦. Dobbiamo farlo al più presto, ma dobbiamo finire il lavoro".
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