ROMA - In un anno di crisi più o meno strisciante, di gradimento come di incassi, il cinema italiano torna all’antico, facendo trionfare un "grande vecchio" come Ermanno Olmi: il suo "Il mestiere delle armi" domina incontrastato i premi David di Donatello 2002, conquistando nove statuette - su nove candidature - tra cui quelle per miglior pellicola e miglior regia. Ma lui, nel momento del trionfo, pensa soprattutto ai giovani autori: "Gli auguro di crescere - dichiara - di riuscire a diventare autentici e semplici".
Parole sobrie, per un cineasta accolto da una standing ovation ("ho la sensazione che mi volete bene", risponde Olmi). Così come la grande mattatrice della serata di gala per la consegna dei premi, una Liza Minnelli in formissima, fresca di matrimonio, e reduce da una battaglia vinta con una grave malattia, l’encefalite, che l’ha colpita nove mesi fa. Dopo aver cantato "New York, New York", la diva spiega che ha superato il male "grazie a tre elementi: la protezione di Dio, il fatto che sono italiana (e per chiarire il concetto fa perfino il gesto dell’ombrello contro i medici che le avevano diagnosticato la sedia a rotelle a vita), l’amore per il mio uomo".
Dunque la cerimonia di assegnazione dei riconoscimenti, condotta da Milly Carlucci e Sergio Castellitto, e ospitata nel grande teatro tenda all’interno di Cinecittà , offre emozioni più sul piano dello show che per i premi, molti dei quali ampiamente annunciati. Lo spettacolo invece è più patinato e ambizioso del solito. Con un ospite che, insieme alla Minnelli, si impone su tutti: il "solito" Roberto Benigni, ciclone di parole e di gestualità , venuto per ricordare lo scenografo del suo "Pinocchio", Danilo Donati, morto recentemente, proprio alla fine delle riprese. (segue...)
di CLAUDIA MORGOGLIONE
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