Mi affaccio alla finestra della mia vita e la scruto con appassionata indifferenza.
A volte sembra non riguardarmi tutto quel tormento che affligge i miei giorni e quelli che avrebbero potuto e dovuto essere momenti deliziosi e incancellabili svanisono senza valore e senza tracce di ricordo.
Così è la mia condizione esistenziale da molte settimane e non so come e quando virerà il mio umore.
Mi dico che sono le scelte materialmente e spiritualmente onerose degli ultimi tempi ad aver determinato la mia estraneità:l’acquisto di una casa nuova e gli stravolgimenti annessi,l’impegno intrapreso con un corso da “sommelier“...peraltro non ancora portato a termine con successo...e le aspettative persino professionali ripostevi.
Ma c’è qualcosa che sembra essersi spezzato dentro, un’articolazione interiore che ha ceduto lasciando pendule le braccia del mio cuore.
Non riesco più ad avvolgere nelle spire della mia affettività gli altri.
Sono sempre meno i fratelli e la fraternità.
Sempre più radi i compagni di viaggio.
Ed io...un lupo solitario desideroso di silenzi,di spazi vuoti d’umanità.
Anelo a ritrovare un’equilibrio ed un’intima integrità, minacciate dal sempre più spesso inutile fardello dei rapporti sociali.
Credo di aver individuato le cause ultime del mio lento declino,del mio ineluttabile defilarmi dalla scena:l’ammontare non più sorbibile,addomesticabile,gestibile del male e di tutto il dolore che ne consegue.
Sono stanco e gli “altri“ sono le inconsapevoli e a volte innocenti cause di un crescente disgusto che spinge senza indugio alla fuga dalle trame relazionali.
Sono stanco di giurare di non avere problemi e di fingere un benessere che non c’è .
E quando sembra gradevole e incoraggiante il pensiero di beneficiare dell’ascolto del “prossimo“,repentinamente l’irrisolvibile iattura dell’incomunicabilità si frappone fra le anime inarcate e pronte a congiungersi,facendone fallire miseramente l’abbraccio.
ROSARIO TISO
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