Dovrebbe fermarsi a dodici il numero dei condoni che stanno per essere inseriti nella finanziaria: il tredicesimo, quello edilizio, fortemente contestato dalle opposizioni, è andato incontro anche al 'no' di diversi esponenti del governo ed è stato disconosciuto dalla maggioranza.
Ma se il condono edilizio resta un'ipotesi, gli altri dodici sono argomento sufficiente per la prosecuzione della polemica dell’opposizione contro la condotta del governo.
Ad abbattere l’ipotesi di condono edilizio, avanzata dal relatore Lamberto Grillotti (An), è stato un fuoco di sbarramento proveniente non solo dall’opposizione, ma anche da importanti settori del centro-destra. Particolarmente pesante il parere contrario del vice presidente del consiglio, Gianfranco Fini, che si è schierato con il ministro dell’ambiente e suo collega di partito, Altero Matteoli, appena questo ha detto di essere pronto a battersi per il 'no' in tutte le sedi. E contro un condono ''inopportuno'' si è schierato anche il ministro per le infrastrutture Pietro Lunardi, al pari di quello delle risorse agricole Gianni Alemanno.
In ogni caso, secondo il capogruppo di Forza Italia al Senato, Renato Schifani, il condono edilizio non era un'idea del governo nè della maggioranza; per cui, argomenta Schifani, non c'è la ''marcia indietro'', o la ''ritirata'' di cui parlano esponenti dell’opposizione, come Gavino Angius, dei Ds, o il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, secondo i quali invece il governo avrebbe provato a lasciare andare avanti la proposta sul piano parlamentare ma sarebbe stato costretto a fermarsi dall’ indignazione che ha provocato.
Lo stop al condono edilizio non chiude certo il fronte delle polemiche; è ancora Angius ad obiettare che il solo condono fiscale ''basta e avanza'' e giustificare le proteste dell’ opposizione. Tanto più che c'è il sospetto, dice il presidente dei senatori Ds, che questo provvedimento possa tradursi in un' amnistia su ''ogni reato finanziario per qualsiasi ragione compiuto'', compresi quelli dei grandi corruttori o dei boss. E in ogni caso, osserva Piero Fassino, i 12 condoni annunciati dal governo non sono solo ''scandalosi'', perché penalizzano i cittadini e i contribuenti onesti, ma rappresentano anche ''un disastro'' perché fanno parte di una finanziaria che aumenta il deficit e il debito pubblico. Una situazione, aggiunge Enrico Letta, della Margherita, che porta gli uomini del governo ad agire da ''disperati'' fino a mettere in ridicolo il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, che aveva sempre parlato male dei condoni.
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