CITtà DEL VATICANO (VIS). Di ritorno dalla visita pastorale alla Parrocchia romana di San Corbiniano all’Infernetto, a mezzogiorno di ieri, il Santo Padre si è affacciato alla finestra del suo studio per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
“L’odierna domenica, la seconda di Quaresima, è detta della Trasfigurazione“ - ha ricordato il Papa - “perché il Vangelo narra questo mistero della vita di Cristo. Egli, dopo aver preannunciato ai discepoli la sua passione, ’prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce’“.
“Secondo i sensi, la luce del sole è la più intensa che si conosca in natura, ma, secondo lo spirito, i discepoli videro, per un breve tempo, uno splendore ancora più intenso, quello della gloria divina di Gesù, che illumina tutta la storia della salvezza. (...) La Trasfigurazione non è un cambiamento di Gesù, ma è la rivelazione della sua divinità (...). Pietro, Giacomo e Giovanni, contemplando la divinità del Signore, vengono preparati ad affrontare lo scandalo della croce“.
“Cari amici, partecipiamo anche noi di questa visione e di questo dono soprannaturale, dando spazio alla preghiera e all’ascolto della Parola di Dio“ - ha concluso il Pontefice - “Inoltre, specie in questo tempo di Quaresima, esorto, come scrive il Servo di Dio Paolo VI, ’a rispondere al precetto divino della penitenza con qualche atto volontario, al di fuori delle rinunce imposte dal peso della vita quotidiana’“.
Dopo l’Angelus Benedetto XVI ha ricordato: “Nei giorni scorsi le preoccupanti notizie che giungevano dalla Libia hanno suscitato anche in me viva trepidazione e timori“ e ha aggiunto: “Ne avevo fatto particolare preghiera al Signore durante la settimana degli Esercizi Spirituali“.
“Seguo ora gli ultimi eventi con grande apprensione, prego per coloro che sono coinvolti nella drammatica situazione di quel Paese e rivolgo un pressante appello a quanti hanno responsabilità politiche e militari, perché abbiano a cuore, anzitutto, l’incolumità e la sicurezza dei cittadini e garantiscano l’accesso ai soccorsi umanitari. Alla popolazione desidero assicurare la mia commossa vicinanza, mentre chiedo a Dio che un orizzonte di pace e di concordia sorga al più presto sulla Libia e sull’intera regione nord africana“. ANG/VIS 20110321 (400)
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