Arrivano da Boston.
Si esibiscono in una miscela di pospunk-cabaret.
Narrano di transessuali e di filonazisti.
Potrebbero non essere apprezzati da coloro che si credono allergici al teatro. Potrebbero sconvolgere chi da tempo afferma che l’avant-garde è ormai scemato.
Il duetto composto dalla pianista/vocalist Amanda Palmer e dal chitarissta/batterista Brian Viglione emana una strana tensione sessuale. Una pulsione amorosa scaturita da chi ama veramente la musica e da chi la interpreta solo nel modo in cui egli stesso riesce ad intenderla.
Si truccano come i Cure e a volte si vestono come animatori circensi. La loro musica è melodica, trascinante e vissuta come esperienza totalmente soggettiva.
Aprono lo show con uno Tzunami.
Si muovono e si esprimono componendo una catena di note che paiono un’onda d’urto. Conseguentemente si placano e s’interrompono con battute sarcastiche e un’ironia difficile da interpretare, ma facile da apprezzare per chi ha padronanza della loro lingua madre.
Sono attori. Sono una coppia perfettamente miscelata, formata da un’egocentrica e provocante vocalist e da un silenzioso e introspettivo batterista. La somma dei due personaggi ti lascia basito e a bocca aperta. Si scambiano la prima scena. Si alternano in continuazione, protagonisti entrambi della loro provocazione.
Esplorano le ossessioni sessuali, cantano di fanatici estremisti. Affermano che l’Olocausto non è mai avvenuto. Sono acidi e grotteschi.
Il loro ultimo album: “Yes, Virginia...” si riferisce ad una lettera di una bambina di 8 anni che nel 1897 scrisse al New York Sun mettendo in questione la reale esistenza di Babbo Natale.
I Dresden Dolls, unici nel loro genere si contradistiguono per la loro emanazione stilistica. Sembrano fuori luogo in ogni luogo del mondo. Non appartengono all’America, non sono affini all’Europa. Compongono musica e si truccano da “mini” trasmettendo attraverso le loro capacità espressive, le loro doti interpretative straordinarie. Una melodia da tenere in tasca per far fronte al presente.
Cantano d’emozioni e di questioni sociali e si vestono da pagliacci: sono contraddittori.
Si definiscono: “la brigata””¦ davvero originali (...) .
Danila Luppino
Ultimi Articoli
Frankenstein Junior – Il Musical al Teatro Nazionale di Milano: dal 6 all’8 maggio 2026 torna il cult di Mel Brooks
Ticino, vendere casa senza agenzia non basta — la comunicazione immobiliare fà la differenza
Vendere o comprare casa in Ticino senza agenzie: la nuova linea di comunicazione immobiliare
Lombardia per le donne — 400 euro al mese per sostenere lavoro e carichi di cura
“Volevo essere io”: Valeria Graci in scena al Teatro Manzoni di Milano
Trasporti — Oltre 25 milioni di passeggeri sui treni TILO nel 2025, 403 milioni per nuovi convogli
“A qualcuno piace caldo” torna a teatro: il mito di Billy Wilder rivive in scena con Euridice Axen
Il Genio Italiano: Aldo Cazzullo racconta la nazione nata dalla bellezza al Teatro Carcano di Milano
Lombardia e Fiandre — intesa per collaborazione su semiconduttori, manifattura e ricerca