Il "25 aprile" ha radici storiche ormai lontane e fu su proposta del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi che il Principe Umberto di Savoia, allora Luogotenente del Regno d'Italia, il 22 aprile 1946 emanò il decreto legislativo luogotenenziale "Disposizioni in materia di ricorrenze festive" che recitava: «A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale». Ripetuta negli anni successivi, solo il 27 maggio 1949 venne istituzionalizzata stabilmente quale festa nazionale. Sono passati molti anni da quel lontano 1946 e se nell’ottica di quell’epoca e di un Paese che doveva rinascere dalle macerie della guerra, si poteva comprenderla, oggi la "Festa della liberazione", andrebbe semplicemente cancellata, perché se ad alcuni ricorda la liberazione, ad altri ricorda tutte le tragedie e gli omicidi che hanno segnato quel periodo storico, fatti che sono andati impuniti nella quasi totalità dei casi. Molto è cambiato da quei giorni lontani, abbiamo visto gli anni di piombo, dove col terrorismo si giocava una squallida guerra di potere, e abbiamo visto affermarsi una classe politica che non è più formata da intellettuali e da idealisti ma sempre più da politici "professionisti" che hanno generato una cultura di tornaconto di parte, di partito e personale, il tutto a discapito della Nazione che rappresentano. Questa subcultura ha raggiunto ormai ogni meandro dello Stato che viene così logorato dal suo interno e l’essere di parte, che raggiunge il vertice simbolico dell’istituzione repubblicana, ha ripercussioni anche sulla politica, vediamo infatti in questi giorni un Presidente della Repubblica che tentenna, perché i vincitori delle ultime elezioni non sono i suoi "amici" partitici. In questa situazione di stallo che ci vede senza un Governo, un Re funzionerebbe molto meglio perché, a differenza di un Presidente di una Repubblica, non è un uomo di parte che ha lottato tutta la sua vita per arrampicarsi su una poltrona e rimanerci aggrappato con le unghie. Un Re non deve ringraziare un partito politico per la sua carica. Concludiamo ricordando che una festa nazionale dovrebbe unire un Popolo, questa lo divide perennemente e quindi andrebbe semplicemente abolita.
Matteo Cornelius Sullivan
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