ROMA -- Dialogo dopo lo sciopero: il primo ministro Silvio Berlusconi ribadisce la posizione del governo dopo lo sciopero generale di martedì e ritiene che la ''pacatezza'' degli interventi dei leader sindacali sia di "buon auspicio" per riprendere il dialogo al più presto, e procedere sulla strada delle riforme.
I sindacati hanno riaffermato però nelle manifestazioni di piazza di martedì che la condizione per tornare a trattare è lo stralcio della riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori dalla delega legislativa che il governo ha ricevuto dal parlamento.
Un tema destinato a restare di scontro netto: dopo lo sciopero il vice presidente del Consiglio, Gianfranco Fini, ha dichiarato che l’ipotesi di stralciare l’articolo 18 dal disegno di legge delega sulla riforma del mercato del lavoro ''non esistè'.
In una conferenza stampa martedì sera, Berlusconi ha minimizzato sulla riuscita dello sciopero citando i dati sui consumi elettrici, che sono diminuiti secondo il governo del 20 per cento rispetto alla media dei giorni feriali invece del 38 per cento che si registra mediamente le domeniche.
Fini, parlando con la stampa alla Camera dei deputati, ha detto che ''da domani ogni momento è buono'' per la ripresa del dialogo sociale:ma ''il dialogo non è sull’articolo 18. È su tutto il resto''.
''Per noi non è cambiato niente: prendiamo atto della manifestazione ma riteniamo inaccettabile la richiesta di accantonare tutto il lavoro che non è nostro ma è di Marco Biagi''. Questo il commento del ministro del Welfare, Roberto Maroni.
''Senza un passo indietro del governo niente dialogo'', ha detto a Napoli il numero due della Cgil, Guglielmo Epifani. ''Sappiano il governo e le imprese che non ci fermeremo fino a quando non avremo realizzato i nostri obiettivi'', ha detto il segretario della Cgil, Sergio Cofferati, concludendo il suo comizio in piazza Santa Croce a Firenze.
Con il contributo di ANSA
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