TORINO -- Al congresso della Uil, il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Roberto Maroni ha annunciato che "sull’articolo18 l’iniziativa torna nelle mani del governo". E in un successivo comunicato ha precisato che la questione non sarà stralciata dalla delega sulla riforma del mercato del lavoro.
"Prendo atto - ha detto Maroni davanti ai delegati Uil - che il passo indietro fatto dal governo non servirà a sbloccare il negoziato sull’articolo 18. Per questo l’iniziativa torna nelle mani del governo, che valuterà i margini concessi dai sindacati e dalle imprese". Sugli altri punti - ha aggiunto il ministro - "il confronto invece prosegue".
Maroni ha quindi affermato che "un conflitto permanente non giova alle parti sociali e non giova nemmeno al governo". "Per questo occorre ricreare quel clima giusto che oggi non c’è. Un governo responsabile e che sa di poter durare nel tempo - ha proseguito - non teme spallate, ma sa che deve fare ogni sforzo per fare delle riforme che non passino come lesive dei diritti dei lavoratori".
Nella nota diffusa in seguito, il ministro ha precisato le sue intenzioni: al termine del confronto "sugli altri punti della delega" l’esecutivo "ne valuterà i risultati e assumerà le conseguenti decisioni su tutti i punti, compreso l’articolo 18".
Maroni fischiato dai delegati Uil
Al suo arrivo al Lingotto, Maroni aveva incassato sonori fischi da una parte dei delegati Uil. Poi, commentando la relazione del segretario generale Luigi Angeletti aveva detto che il governo deve fare un’attenta riflessione sull’ampia opposizione sociale che si registra sulla modifica dell’articolo 18 perché il rischio è che si comprometta il percorso di riforme.
"Se su una questione specifica come l’articolo 18, c’è un atteggiamento di chiusura totale che può compromettere il percorso di legislatura delle riforme su questo il governo deve fare una riflessione", aveva spiegato nel suo intervento il titolare del Lavoro, accolto da altri fischi, dopo che Angeletti aveva chiarito che la Uil è pronta al confronto con il governo ma non sull’articolo 18. Una posizione che nel comunicato diffuso dal suo dicastero Maroni ha definito come una "esplicita e irrevocabile chiusura alla trattativa sull’articolo 18". (continua...)
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