l’AJA -- Un matrimonio celebrato in municipio, con gli anelli di oro bianco, la mamma un pò commossa, gli invitati eleganti, il lancio del riso sulle scale, le foto ricordo, il pranzo al ristorante. Tutto "normale", tranne per un particolare, storico ma per alcuni inconcepibile: a sposarsi, oggi in Olanda, sono stati due uomini italiani.
Per la prima volta, una coppia omosessuale italiana ha utilizzato la legge olandese in vigore da poco più di un anno che - unica al mondo - equipara i matrimoni eterosessuali a quelli gay. E Antonio Garullo, 37 anni, e Mario Ottocento, 30 anni, entrambi di Latina, si sono sposati attirando all’Aja l’attenzione dei media non tanto per amore, che condividono quotidianamente da 6 anni, ma per ingaggiare una battaglia per i diritti degli omosessuali italiani.
"Abbiamo deciso di rendere pubblico questo momento, uno dei più importanti della vita di una persona - dice Antonio - perché vogliamo che sia di esempio per molte altre persone". La loro lotta per pari diritti delle coppie omosex italiane in campo fiscale, previdenziale e giuridico, "punta ad un pronunciamento della corte europea dei diritti umani di Strasburgo".
Attorno a Mario e Antonio, grandi quadri seicenteschi, busti di marmo e scranni di velluto rosso nella sala in cui, nel 1937, era stato celebrato il matrimonio civile della principessa Giuliana d'Olanda. La cerimonia, durata meno di mezz'ora, è culminata in un triplice sì in olandese, inglese ed italiano per evitare qualsiasi equivoco, come richiede la legge del posto.
Nell’Olanda dove grazie alla legge entrata in vigore il 1° aprile 2001 quasi un matrimonio su 5 è ormai omosex, per sposarsi è stato sufficiente a Mario prendere la residenza all’Aja affittando un mini-appartamento. "Ma non è turismo matrimoniale, non è Las Vegas", protesta Antonio ricordando le difficoltà , e i costi, affrontate per organizzare il matrimonio all’estero.
Con il contributo di ANSA
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