Firenze: Giornalisti: Il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Toscana ha condannato, con decisione unanime, Francesco Carrassi, ex direttore de 'La Nazionè, alla sanzione di 12 mesi di sospensione dall’esercizio della professione. Lo rende noto l’ordine regionale con un comunicato.
Il procedimento era stato aperto lo scorso 26 febbraio, dopo la pubblicazione sulla stampa di brani di intercettazioni telefoniche della Procura fiorentina che sta indagando sulla trasformazione urbanistica dell’area di Castello, di proprietà Fondiaria-Sai. Carrassi era accusato "nella sua qualità di direttore del quotidiano 'La Nazionè, di avere violato i doveri di cui all’art. 2 della legge n. 69/1963, così come individuati dalla 'Carta dei doveri del giornalista' dell’8 luglio 1993, condizionando la propria attività direzionale e la funzione giornalistica agli interessi personali e a quelli del gruppo imprenditoriale con il quale era in contatto (Sai-Fondiaria), in quanto redigeva e pubblicava sul quotidiano un editoriale ispirato ai voleri e agli interessi del predetto gruppo e dimostrando disponibilità ad assecondare gli interessi di quest'ultimo, ottenendo in cambio il beneficio di un soggiorno vacanza in un villaggio turistico della Sardegna o la promessa di un soggiorno vacanza dello stesso tipo per la stagione a venire; e sollecitando un esponente del gruppo a far sì che al più presto gli venisse dato l’incarico di direttore delle relazioni esterne del gruppo imprenditoriale medesimo, così compromettendo il rapporto fiduciario tra il giornale e i lettori, il prestigio e la credibilità del quotidiano La Nazione, quella, più in generale, della stampa nonchè la dirittura professionale dei giornalisti de La Nazione”.
Nelle motivazioni della delibera, depositate in questi giorni, si legge che “non c’è telefonata in cui il direttore non chieda a che punto è la pratica sulle sue aspirazioni personali”. “Emerge chiaramente - secondo il Consiglio dell’Ordine - che Francesco Carrassi, nella qualità di direttore de La Nazione, si è posto al servizio non del giornale e dei lettori ma alla mercè degli interessi di un privato per un tornaconto anche proprio e personale”, attuando “un vero e proprio tradimento della funzione più caratteristica della professione giornalistica e delle elevate, connaturate e irrinunciabili finalità della stessa”. (ASCA)
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