Lo ha ucciso un uso smodato di cocaina. Tanta, troppa, anche per il fisico d’acciaio dello scalatore che divorava le salite. Marco Pantani non è si ucciso, ha abusato di droga fino a morirne, fino a perdere il senno e poi a farsi scoppiare il cervello e i polmoni.
Lo riferiscono fonti giudiziarie, citando le prime motivazioni consegnate oggi da parte del medico legale Giuseppe Fortuni al pm Paolo Gengarelli che sta svolgendo le indagini sulla morte del campione.
Secondo la prima parte della perizia condotta da Fortuni - che sarà disponibile in forma completa tra 15 giorni - non sembra ci siano elementi che sostengano che Pantani si sia suicidato.
Marco Pantani, che soffriva di depressione, è stato trovato morto nel residence "Le Rose" a Cesenatico la sera del 14 febbraio.
l’autopsia ha stabilito che il campione è morto per un edema polmonare e cerebrale.
Non era più in sè da tempo, gli ultimi giorni di vita aveva perso la ragione. Lo ha confermato lo scempio della camera, messa completamente a soqquadro con rabbiosa violenza. Gli antidepressivi e i sedativi a cui Pantani era costretto da alcuni anni a ricorrere con regolarità , non avevano lasciato tracce nel suo fisico dalla fibra comunque forte. Non hanno contributo a stroncarlo, ha concluso la perizia.
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