LAVORO -- Due mesi di tregua. E’ la proposta dal ministro del Welfare Roberto Maroni alle parti sociali - 36 tra organizzazioni sindacali e imprenditoriali - convocate a palazzo Chigi per discutere le leggi delega su pensioni e mercato del lavoro, e in particolare la spinosissima questione della disciplina dei licenziamenti.
La "soluzione" prospettata dal governo è l’avvio di un negoziato diretto tra le parti interessate: i punti di un eventuali accordo verrebbero poi recepiti dal governo stesso, che li recepirebbe nel testo della delega. Se non sarà raggiunto alcun accordo, invece, il governo andrà avanti da solo.
"Il Governo - ha spiegato Maroni - rallenterà l’iter parlamentare dei due provvedimenti per dare a voi il tempo di trovare una soluzione". Tale periodo, ha poi aggiunto il ministro è "estendibile se lo parti chiederanno congiuntamente di avere più tempo a disposizione".
Il governo fa dunque un mezzo passo indietro, almeno temporaneamente, e cerca di facilitare il dialogo tra sindacati e imprese: "Oggi l’esecutivo - ha confermato Silvio Berlusconi - si mette a disposizione per una conclusione del negoziato tra le parti sociali".
Il nuovo iter, secondo quanto si apprende, avrebbe trovato una certa disponibilità da parte della Cisl, e assai poca da parte della Cgil. "Senza lo stralcio della norma sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori - ha detto Sergio Cofferati ribadendo l’indisponibilità a trattare sui licenziamenti senza giusta causa - non ci stiamo". (continua...)
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