STATI UNITI D'AMERICA, Il costo diretto e indiretto della guerra in Iraq sarà per gli Stati Uniti fino a dieci volte superiore rispetto a quello preventivato nel 2003 e in cui si parlava di una spesa non superiore ai 200 miliardi di dollari: lo sostiene uno studio elaborato dal premio Nobel per l’economia 2001, Joseph Stiglitz, e da una sua collaboratrice dell’Università di Harvard, Linda Bilmes.
Secondo i nuovi conti di Stiglitz, da sempre fiero oppositore del conflitto in Iraq ma pur sempre premio Nobel per l’economia, calcolando l’aumentato prezzo del petrolio, il peso sull’erario delle pensioni che lo Stato dovrà pagare a vedove e invalidi di guerra, le cure di lungo periodo da somministrare ai - per ora - circa 16.000 soldati rimasti feriti e altro ancora, il peso finale dello sforzo bellico che il contribuente Usa dovrà affrontare per la guerra, nel periodo compreso tra il 2003 e il 2010, oscillerà tra 1.026 (nel caso più ottimistico) e 1.854 miliardi ma potrebbe arrivare tranquillamente a 2.000 miliardi di dollari, pari a un quinto del prodotto interno lordo di un intero anno per la prima potenza economica mondiale.
Nel suo calcolo, tra l’altro, il premio Nobel ha anche inserito la graduale riduzione del contingente Usa in Iraq, come recentemente annunciato dalla Casa Bianca. Il governo degli Stati Uniti non ha per ora risposto al documento diffuso da Stiglitz e dalla sua collaboratrice. [LL]
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