“Un atto criminale contro chi è in Iraq per aiutare nella ricostruzione, gli attacchi continueranno ma saremo determinati nel combattere ogni genere di terrorismo e vinceremo”.
Parla così il neo eletto premier Ayad Allawi dopo l’ennesimo, devastante attentato che ha sconvolto la capitale Baghdad provocando 16 morti, tra i quali cinque stranieri. Erano passate da poco le otto del mattino, le sei in Italia, quando una violenta esplosine ha scosso l’affollata strada di Al Batween, nel centro di Baghdad. I terroristi sono entrati in azione con un'autobomba. Obiettivo un convoglio di tre auto blindate - 4 per 4 bianche - quelle che orami tutti sanno vengono usate da stranieri e da membri dell’Autorità provvisoria. Le macchine si allontanano per circa mezzo chilometro dalla Zona Verde - dove risiede l’autorità provvisoria della coalizione internazionale - quando una vettura si mette di traverso e salta in aria. È l’inferno. Distrutto il convoglio, così come la facciata di un intero edificio.
È il panico. Sedici i morti: 11 iracheni e poi 2 inglesi, un americano, un francese e un filippino, tutti e cinque agenti di sicurezza - duqnue contractor stranieri - che lavoravano per la società americana General Electic, impegnata nella ricostruzione del settore elettrico, uno dei più danneggiati del paese. 50 i feriti molti dei quali ricoverati in condizioni gravissime.
Ultimi Articoli
Ztl Isola, dal 7 settembre partono le telecamere: come accedere e chi è esente
Borse di studio universitarie, Regione Lombardia stanzia oltre 114 milioni per il 2026/2027
Maltempo in Lombardia, formalizzata la richiesta di stato di emergenza nazionale
Tumore raro, intervento robotico al San Gerardo di Monza salva l'organo a una giovane madre
Due rimpatri sanitari: Regione Lombardia riporta a casa due cittadine da Albania e Grecia
MOBIDAYS, Milano dedica una settimana alla mobilità per tutti e tutte
Bagni sicuri in lago e fiume: i consigli di Carlo Gionne dopo i recenti annegamenti
Chiamate di telemarketing: come ho smesso di riceverne 40 al giorno
Meta sotto processo negli USA: l’accusa è che alcune funzioni dei social creino dipendenza