Teresa Mascarello ci ha accolti nella sua casa come un’amica fa con chi non vede da molto tempo. Ancora una volta accade la magìa di uno spontaneo e intimo fraseggio interiore. Forse erano così i rapporti umani prima che si decidesse di blindarli in schematizzazioni esasperanti che quasi ne precludono la possibilità. L’intelligente ironia disegnata sul viso di Teresa è forse il grimaldello psicologico capace di far saltare la reciproca paralisi comportamentale. Si scivola dolcemente in una calda e avvolgente familiarità. Un piccolo siparietto comico mi vede affermare di aver bevuto il Barolo 2007 un anno fa nonostante Teresa lo ritenesse impossibile essendo appena uscito. L’emozione mi ha giocato un brutto scherzo:il barolo bevuto era del 2003. Per quanto riguarda la degustazione in cantina è il Barolo del 1986,in versione magnum,il coup de theatre che ci riserva Teresa.Il cuore è colmo di gratitudine nell’accostare il bicchiere al collo della bottiglia,adagiata in uno scranno e,di volta in volta ad ogni accostamento,lievemente inclinata per versarne il prezioso contenuto.
Il colore brillante che promana dal disco roteante fa da contraltare ad occhi irradianti eccitazione. E’ ancora rosso rubino con unghia granata la livrea che riveste il campione di Bartolo Mascarello.Dal bevante salgono effluvi di frutti rossi sotto spirito e una vivace nota foxy. Al gusto lampeggiano acidità e tannini,ancora ben presenti. Una delizia pronta a deliziare.
Giuseppe Rinaldi ,da tutti considerato un maestro del Barolo,è preceduto dalla sua fama,anche un pò sinistra:il “Citrico“,come per dire burbero e caustico. Così lo hanno soprannominato. Pertanto prima dei suoi vini incuriosisce l’uomo. Perchè è il suo facitore a infondere l’anima al vino.
Incontrare Giuseppe è stata un’autentica sorpresa.
E’ una personalità d’altri tempi con un raro senso dell’informalità e dell’essenzialità e in possesso ...altro che “Citrico“...di una profonda delicatezza interiore. Perchè la sua anima si apre al prossimo,straniero e stranito,petalo per petalo,man mano che la distanza con l’altrui indifferenza si accorcia. Parte così un dialogo in punta di piedi che si evolve fino ai prodromi della confidenza. I suoi vini sono il contrappunto di questa nascente intimità. Verticali,tesi,succosi fino all’exploit organolettico del Barolo Brunate 2008,prelevato dalla botte in un impeto di generosità solo per noi. Un gesto e un vino indimenticabili.
Teresa Mascarello e Giuseppe Rinaldi sono i custodi della tradizione,intesa come funzionale alla qualità del prodotto senza pericolo di macchia alcuna che ne adombri l’arcana illibatezza. E’ questo il motto che come una litania riecheggia intermittente nelle parole di chi ci ha accolto amorevolmente. E’ questa la filosofia di vita e di lavoro che come una liturgia promette di non cambiare. Il vino, rispecchiante le caratteristiche peculiari del terroir di Barolo,è invece destinato a cambiare una volta in bottiglia,come di cosa viva che si evolve. Ma è buono da subito come tutti i fuoriclasse. La classe in un vino è qualcosa di difficile interpretazione e determinazione ma è sicuramente legata all’equilibrio senza il quale anche il più massivo e opulento dei campioni risulterebbe sgraziato.
I vini di Teresa e Giuseppe sono equilibratissimi e pronti ad affrontare un futuro pieno di insidie come i migliori nebbioli in terra di Langa.
Ai grandissimi o promettenti tali saran perdonati peccati aromatici e gustativi veniali.
Qui,nella freschezza intonsa di millesimi esordienti,non c’è traccia di peccato.
Il tempo fatalmente produrrà la consueta terziarizzazione. Cambiamento che sarà apprezzato da chi saprà o vorrà farlo. Io non aspetterò nessuna evoluzione o imbrunimento e placherò l’ansia dell’amico “liquido“ accogliendolo nella “tomba“ esofagea seduta stante o subito di ritorno a casa...
ROSARIO TISO
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