Son passati all’incirca quattordici mesi dalla prima volta di Delphine Veissiere qui a Foggia,al wine-bar Cairoli.
Era la fine di aprile,nel bel mezzo della primavera dello scorso anno,e...senza tema di smentita...si puo’ affermare che la sua“rivelazione“ ha costituito una sorta di spartiacque nella storia della nostrana percezione e consapevolezza della complessa realtà dello champagne.
Prima c’erano solo guerre di fazioni.Da un lato il blocco omogeneo dei sostenitori di Krug,Moet & Chandon,Roederer,di certo i piu’ numerosi,forti della trionfante escalation di maisons che incarnano...piu’ di ogni altra...il mito.
Poi gli alternativi.Innanzitutto i “fans“ della “Grande Dame“ di Veuve Cliquot e gli “aficionados“ di Bollinger.
Gli amanti di Pol Roger,Gosset o Deutz erano gia’ considerati degli eccentrici.
Delphine Vessiere ci ha aperto gli occhi.
Al di la’ delle granitiche mura dei grandi produttori e dei nomi altisonanti e famosi,nella champagne c’è un mondo brulicante di vita e di passione.
Chi conosceva produttori quali Raymond Boulard,Janisson Baradon,Corbon,Bedel,Fleury,Billiot?
Concetti quali “cuvee perpetuelle“ e “comme autrefois“?
A chi mai era venuto in mente di preferire uno champagne per le uve costitutive...perché a prevalenza pinot noir piuttosto che pinot meunier o chardonnay?O scoprire l’ampio spettro organolettico generato dalle loro infinite combinazioni?
Al di la’ di uno statico sapere enologico,Delphine ci ha suggerito l’esistenza dell’eccitante gioco delle infinite declinazioni di una parola...“champagne“...che credevamo univoca.
E anche l’oscuro concetto di terroir,evocato quasi macchinalmente e in maniera maniacale per disquisire sui grandi di borgogna o di bordeaux o delle langhe o di bolgheri,ha trovato un’inaspettato campo di prova e una stimolante applicazione anche per il raggiante frutto di lande ai limiti della vinificabilità,dove i minerali parlano una lingua più sussurrata e allusiva,come e forse più che altrove...a latitudini più a sud...dove la più copiosa insolazione marchia,più di ogni altro elemento,il frutto della vite.
Lo stuolo di produttori(...legati quasi da un filo esoterico di conoscenza per la loro vocazione al biologico,per l’osservanza delle fasi lunari nella coltivazione e nella produzione,per il rispetto delle tradizioni...)che abbiamo imparato a conoscere nel tempo,passando di piacevolezza in piacevolezza,alla fine ci ha conquistati e i loro champagnes sono entrati nel novero di quelli che i francesi chiamano “les coups de coeur“.Vini che danno emozione...perché essenzialmente di vini si tratta...ben fatti,con la straordinaria marcia in più...la magia delle bollicine...frutto della tecnica e della passione dell’uomo.
Uomo che da sempre nel vino ha cercato uno strumento per travalicare gli orizzonti terreni ed accedere alla dimensione celeste dell’esistenza.
Senza la quale nessuna persona,o vita,avrebbe gusto e senso.
Dall’irruzione di Delphine Veissiere nelle nostre vite il wine-bar cairoli...il locale che accoglie le nostre fantastiche serate enoiche...ha sempre più incarnato una vocazione internazionale.
Perciò....allons degustateurs!
Un futuro radioso ci aspetta...
Rosario tiso
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