ROMA - Un ordigno piazzato davanti al palazzo che ospita gli uffici della "Iberia" a pochi giorni dai pacchi bomba al Ministero del Lavoro, alla regione Sardegna e a una caserma dei carabinieri. Una giornata di paura nel quartiere dei Parioli, tra strade chiuse, artificieri e gli impiegati radunati sul terrazzo e costretti a scendere con le autoscale dei vigili del fuoco. La bomba (molto simile a quella esplosa il 17 giugno scorso davanti alla scuola spagnola "Miguel Cervantes", a Trastevere) ha fatto cilecca, forse per l’umidità della notte o per un difetto di fabbricazione. "Poteva esplodere e fare danni - dice il ministro dell’Interno Giovanni Pisanu - credo che per il tipo di ordigno e per la sede arriverà una rivendicazione tra non molto e non è difficile immaginare da dove. Se volete ve lo metto per iscritto e accetto scommesse".
l’attentato alla "Cervantes" fu rivendicato dal gruppo anarchico delle "Cinque C" (Cellule contro il capitalismo, il carcere, i carcerieri e le loro celle), lo stesso che il fece recapitare, il 13 dicembre scorso, un pacco bomba negli uffici di via Bertoloni 3. Nel ?91 la sede romana della Iberia fu devastata da un attentato dell’Eta.
"Nei primi nove mesi del 2003 gli episodi di intolleranza sfociati spesso in atti di violenza a danni di politici o sedi di partito sono più che raddoppiati passando da 27 a 62, un crescendo che preoccupa" ha sottolineato Pisanu. Il ministro ha specificato che sono sotto protezione 98 personalità politiche di rilievo nazionale e 37 amministratori locali. "La radicalizzazione del conflitto e l’inasprirsi del linguaggio - ha concluso - eccitano i gruppi più estremisti e possono, senza che nessuno lo voglia, aprire la strada alla violenza".
l’ordigno di via Bertoloni, probabilmente, è stato depositato durante la notte nel cortile dell’edificio, tra una pianta di gelsomini e l’armadietto di ferro dei contatori del gas. "Io sono arrivato alle 6 per fare le pulizie, come ogni giorno e non l’ho visto - racconta Ricardo Avila, 46 anni, peruviano - verso le 9 ho notato un pacco grande circa 40 centimetri per 30 in una busta blu e ho avvertito il portiere".
Sul posto sono arrivati i carabinieri e, poco più tardi, il colonnello Salvatore Luongo, ha inviato sul posto gli artificieri. Nel frattempo, la strada è stata chiusa al traffico e gli uffici della Iberia, della Commerzbank e di una società finanziaria, la "Teorema", sono stati fatti sgomberare. "Ci hanno fatto salire in terrazzo perché la bomba era proprio di fronte all’ingresso - racconta un impiegato, Paolo Rivelli - Poi siamo scesi con le scale telescopiche dei pompieri".
Manovrando il robot telecomandato "Pedsco", gli artificieri hanno sparato sul pacco un potente getto di acqua compressa per disinnescare il detonatore e hanno potuto esaminare il contenuto dell’involucro. Si trattava di una pentola a pressione che conteneva circa 150 grammi di esplosivo (molto probabilmente nitrato di potassio misto a zolfo e una piccola quantità di polvere pirica) collegato a una batteria a basso voltaggio e a un timer. Un'azione dimostrativa che avrebbe comunque potuto avere conseguenze drammatiche. E da ieri i controlli sull’Iberia e tutti gli obiettivi spagnoli sono stati rafforzati.
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