L’Organizzazione araba per i diritti umani in Gran Bretagna e in Europa e la Lega del Golfo per i diritti umani e la libertà hanno confermato di aver ricevuto la notizia dell’uccisione del leader dell’opposizione del Qatar Khalid al-Hail pochi giorni fa in un carcere segreto a Doha.
Le due organizzazioni si sono dette preoccupate chiedendo alle autorità britanniche e alle autorità del Qatar di chiarire la questione sulla scomparsa di uno dei più importanti oppositori del regime di Doha, Khalid Al-Hail, un uomo d’affari che viveva in esilio a Londra, fondatore e presidente del Partito Democratico Nazionale del Qatar (QNDP), che sostiene una monarchia costituzionale nell’emirato. Nel 2010, Al-Hail ha contribuito a formare il movimento di soccorso giovanile del Qatar.
Nel 2014, lo stesso Al Hail dichiarò che il movimento era arrivato a 30.000 supporter. Nello stesso anno, Al-Hail dichiarò di essere in possesso di più di 9.000 documenti che dimostrano la corruzione della famiglia reale del Qatar, e quel punto Yousuf Al-Qaradwi, la guida spirituale dei Fratelli Musulmani, emise una fatwa contro di lui. Il padre di Al-Hail lo ha pubblicamente sconfessato, ma Al-Hail crede che suo padre sia stato messo sotto pressione dal governo. Chissà se questo caso avrà la stessa eco del caso Khassoggi? Forse no, il Qatar paga meglio…
S.H.D. e C.P.
Ultimi Articoli
Ztl Isola, dal 7 settembre partono le telecamere: come accedere e chi è esente
Borse di studio universitarie, Regione Lombardia stanzia oltre 114 milioni per il 2026/2027
Maltempo in Lombardia, formalizzata la richiesta di stato di emergenza nazionale
Tumore raro, intervento robotico al San Gerardo di Monza salva l'organo a una giovane madre
Due rimpatri sanitari: Regione Lombardia riporta a casa due cittadine da Albania e Grecia
MOBIDAYS, Milano dedica una settimana alla mobilità per tutti e tutte
Bagni sicuri in lago e fiume: i consigli di Carlo Gionne dopo i recenti annegamenti
Chiamate di telemarketing: come ho smesso di riceverne 40 al giorno
Meta sotto processo negli USA: l’accusa è che alcune funzioni dei social creino dipendenza